Focus tematico n. 4 / 29 luglio 2026

 

29 luglio 2026 | Il Focus tematico pubblicato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) sulle Relazioni annuali sui progressi compiuti del 2026 (APR) presentate dai paesi della UE lo scorso aprile analizza i quadri macroeconomici e di finanza pubblica dei paesi della UE per il biennio 2025-26 e confronta i dati delle APR con gli obiettivi dei Piani nazionali strutturali di bilancio di medio termine (PSB). Una particolare attenzione è riservata a Italia, Francia, Germania e Spagna.

Il Focus è corredato da una infografica e da una dashboard. Quest’ultima presenta una visualizzazione interattiva dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica dei paesi della UE dal 2016, come riportati nei documenti ufficiali di programmazione.

Il quadro macroeconomico per il biennio 2025-26. – Nel 2025 il PIL è cresciuto dell’1,6 per cento nella UE, con andamenti molto differenziati tra paesi. La crescita è stata più sostenuta in Irlanda, Malta e Cipro, mentre dinamiche più deboli hanno interessato soprattutto Finlandia, Germania, Italia ed Estonia. Tra le maggiori economie della UE, la Spagna ha registrato l’aumento più elevato del PIL, pari al 2,8 per cento.

Per il 2026 gli APR indicano un lieve rallentamento dell’attività economica, con una variazione del PIL dell’1,4 per cento nella UE. Malta, Polonia, Lituania e Irlanda manterrebbero ritmi superiori al 3 per cento; tra le principali economie, la Spagna resterebbe la più dinamica, mentre la crescita sarebbe più contenuta in Germania, Francia e Italia. Le previsioni di primavera della Commissione risultano più caute rispetto agli APR, soprattutto per la Germania.

Il processo di disinflazione proseguirebbe nel 2026, ma si prospettano rischi legati alle tensioni sui mercati energetici. Il deflatore del PIL aumenterebbe del 2,4 per cento nella UE. Gli incrementi più elevati sono attesi in Croazia, Romania e Bulgaria. Tra le dinamiche più contenute figurano invece Francia, Irlanda, Svezia e Italia. Tra le maggiori economie, la crescita dei prezzi sarebbe più sostenuta in Spagna e Germania.

La finanza pubblica per il 2025 e il 2026.Nel 2025 il disavanzo medio dei paesi della UE che hanno presentato l’APR (tutti tranne l’Ungheria) si è attestato al 3,0 per cento del PIL. Il disavanzo più elevato è quello della Romania, pari al 7,9 per cento del PIL, mentre Cipro ha registrato il saldo migliore, con un avanzo del 3,4 per cento.

Nel 2026 il disavanzo medio aumenterebbe al 3,5 per cento del PIL. Dodici paesi (uno in più rispetto al 2025) registrerebbero disavanzi sopra il 3 per cento, valore di riferimento dei Trattati. Rispetto allo scorso anno, Italia e Croazia rientrerebbero sotto la soglia, mentre Germania, Estonia e Slovenia la supererebbero. Il disavanzo più elevato sarebbe quello della Polonia, pari al 6,8 per cento del PIL; Cipro manterrebbe il saldo più favorevole, con un avanzo del 2,3 per cento. Nel 2025, gli APR delineano saldi nel complesso migliori dei PSB, mentre nel 2026 emergono revisioni più sfavorevoli, anche per effetto del nuovo contesto macroeconomico e delle maggiori spese per la difesa.

Nel biennio 2025-26 l’indebitamento netto evolve in modo diverso tra le principali economie della UE. In Italia il disavanzo scende dal 3,4 per cento del PIL nel 2024 al 3,1 nel 2025 e al 2,9 nel 2026, tornando sotto la soglia del 3 per cento; la riduzione è sostenuta dal rafforzamento dell’avanzo primario, mentre gli interventi contro lo shock energetico del 2026 risultano finanziati mediante compensazioni di bilancio. La Spagna resta sotto il valore di riferimento: il disavanzo si riduce al 2,4 per cento nel 2025 e al 2,1 nel 2026, pur risentendo degli interventi per le alluvioni e delle misure contro i rincari energetici. La Francia continua invece a registrare un disavanzo elevato, pari al 5,1 per cento del PIL nel 2025 e al 5,0 nel 2026, con un profilo meno favorevole rispetto a quello inizialmente delineato nel PSB. La riduzione dell’indebitamento è frenata dall’aumento della spesa per interessi e difesa e dai maggiori trasferimenti verso il sottosettore degli enti di previdenza e assistenza sociale. In Germania, dopo il 2,7 per cento del 2025, il disavanzo salirebbe al 4,3 per cento nel 2026, riflettendo l’aumento delle spese per difesa e sicurezza, l’avvio degli investimenti del fondo speciale per infrastrutture e neutralità climatica e misure fiscali a sostegno degli investimenti privati; la Commissione stima un disavanzo più contenuto, pari al 3,7 per cento.

La dinamica del debito in rapporto al PIL. – Nel 2025 il debito pubblico medio dei paesi che hanno presentato l’APR si è attestato all’82,8 per cento del PIL, in lieve aumento rispetto al 2024 e sostanzialmente in linea con le previsioni della Commissione. La dispersione resta ampia: il rapporto varia dal 24,1 per cento dell’Estonia al 146,1 della Grecia. Quindici Stati membri si collocano al di sotto della soglia del 60 per cento prevista dai Trattati.

Nel 2026 il rapporto medio salirebbe all’84,3 per cento e i paesi sotto la soglia del 60 per cento scenderebbero a tredici. L’Estonia continuerebbe a presentare il livello più contenuto (26,7 per cento), mentre l’Italia raggiungerebbe il valore più elevato (138,6), superando la Grecia, il cui debito diminuirebbe al 136,8 per cento del PIL.

Nel 2025, i risultati relativi al rapporto tra debito e PIL dei paesi della UE appaiono nel complesso inferiori rispetto agli obiettivi dei PSB; nel 2026, il quadro diventa meno favorevole, con un aumento degli scostamenti al rialzo rispetto ai percorsi programmati.

Tra le principali economie della UE, nel biennio 2025-26 il rapporto tra debito e PIL aumenterebbe in Italia, Francia e Germania, mentre proseguirebbe la riduzione in Spagna. In Italia il debito salirebbe dal 134,7 per cento del PIL nel 2024 al 138,6 nel 2026. L’avanzo primario contribuirebbe a contenerne la dinamica, ma sarebbe più che compensato dall’ effetto snowball e soprattutto dall’aggiustamento stock-flussi, in aumento a causa degli effetti di cassa dei crediti d’imposta edilizi maturati negli anni precedenti. In Francia il debito aumenterebbe dal 112,6 al 118,4 per cento del PIL, principalmente per la persistenza di ampi disavanzi primari. In Germania salirebbe dal 62,2 al 66,3 per cento, con un incremento più marcato nel 2026 connesso alla maggiore spesa per difesa, sicurezza e investimenti infrastrutturali. In Spagna il rapporto continuerebbe invece a ridursi, dal 101,6 per cento del 2024 al 99,3 nel 2026, scendendo sotto il 100 per cento per la prima volta dal 2019. La flessione sarebbe sostenuta dalla crescita nominale e dal consolidamento del saldo primario, che compensano la spesa per interessi e gli effetti temporanei degli interventi per calamità naturali e rincari energetici.

 

L’orientamento di bilancio dei paesi della UE. – Secondo la Commissione europea, l’orientamento di bilancio della UE passa da sostanzialmente neutrale nel 2025 a lievemente espansivo nel 2026. Il passaggio è riconducibile all’accelerazione della spesa finanziata dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) in vista della sua conclusione, ai maggiori esborsi per la difesa e al sostegno a famiglie e imprese a fronte della crisi energetica. L’Eurogruppo ritiene tale impostazione appropriata alla luce del deterioramento congiunturale, laddove un’espansione più marcata risulterebbe controproducente.

Tra i ventisette Stati membri, quindici sono previsti in espansione, otto in restrizione e quattro in posizione neutra. Italia e Spagna mantengono un orientamento restrittivo anticiclico. Per l’Italia l’impulso restrittivo è moderato grazie alle misure finanziate dai trasferimenti UE in coincidenza con le scadenze del PNRR. La Francia attua una restrizione più marcata e di natura prociclica, mentre la Germania passa a un impulso espansivo e anticiclico.

La crescita della spesa primaria netta finanziata da risorse nazionali. – Nel 2025 quindici Stati membri su ventisette hanno registrato una crescita della spesa primaria netta finanziata da risorse nazionali superiore al limite annuale raccomandato dal Consiglio della UE. Tra le maggiori economie, Germania e Francia hanno rispettato il limite, mentre Spagna e Italia lo hanno superato, la prima in misura più marcata, la seconda solo marginalmente.

Per il 2026 il quadro appare in peggioramento: tra i paesi che hanno presentato stime di finanza pubblica, sedici indicano una crescita della spesa netta superiore ai massimali. Germania e Spagna prevedono scostamenti positivi di circa un punto percentuale, mentre Francia e Italia stimano una dinamica della spesa sostanzialmente coerente con i limiti prescritti.

 La clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, attivata per diciotto Stati membri, incide in misura rilevante sulla valutazione della conformità con le raccomandazioni. Tenendo conto della maggiore spesa per la difesa, nel 2025 la maggior parte dei paesi è valutata conforme al percorso raccomandato. L’Italia risulta non conforme, ma con una deviazione cumulata quasi nulla.

Per il 2026 aumentano i rischi di deviazione, ma a causa della flessibilità per la spesa per la difesa il numero di paesi non conformi è limitato. Germania, Grecia, Spagna e Repubblica Ceca risultano conformi grazie alla flessibilità della clausola. L’Italia è prevista in linea con il tetto della spesa netta, mentre la Francia presenta un rischio di mancata conformità su base annuale ma con una deviazione cumulata ancora sotto la soglia.

Energia, la Commissione propone più flessibilità entro il tetto dell’1,5 per cento della clausola di salvaguardia per le spese per la difesa. A seguito della volatilità dei mercati energetici, la Commissione ha proposto che l’ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale (NEC) per il finanziamento delle spese in difesa venga esteso alle misure, adottate dal febbraio 2026, volte a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo. La Commissione precisa che il tetto complessivo della clausola NEC resta invariato all’1,5 per cento del PIL di spesa aggiuntiva nel periodo 2025-28. All’interno di tale limite, per le misure di sostegno energetico si applicherebbe un massimale annuale dedicato dello 0,3 per cento del PIL e un massimale cumulato dello 0,6 per cento del PIL per il triennio 2026-28.

Le procedure per i disavanzi eccessivi. – Nel pacchetto di primavera dieci Stati membri risultavano in procedura per i disavanzi eccessivi (PDE): Romania, Belgio, Francia, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Slovacchia, Austria e Finlandia. Per Malta la Commissione ha proposto la chiusura della PDE, dopo il rientro del disavanzo sotto il 3 per cento già nel 2025; per gli altri paesi, ha valutato che è stato dato seguito effettivo alle raccomandazioni del Consiglio e le procedure restano quindi sospese. Permangono elementi di attenzione per Ungheria e Romania. Tra i principali paesi della UE, in base al monitoraggio dell’indicatore di spesa netta, le procedure per i deficit eccessivi di Italia e Francia sono sospese. Per l’Italia lo scostamento del 2025 è contenuto e nel 2026 il disavanzo dovrebbe rientrare entro la soglia del 3 per cento del PIL; per la Francia emerge un rischio di mancata conformità.

La Commissione ha inoltre valutato l’apertura di nuove procedure per Bulgaria, Germania, Estonia, Lettonia e Slovenia. Per Germania, Estonia, Lettonia e Slovenia il superamento del 3 per cento è riconducibile alla maggiore spesa per la difesa coperta dalla clausola nazionale di salvaguardia e per nessuno di questi paesi è stato proposto di aprire una PDE. Per la Bulgaria, il Consiglio ha aperto una nuova procedura, con rientro del disavanzo al di sotto del 3 per cento del PIL entro il 2029.

Le raccomandazioni del Consiglio della UE. – Nelle Raccomandazioni specifiche adottate il 10 luglio scorso, il Consiglio della UE richiama tutti gli Stati membri al rispetto dei percorsi di crescita della spesa netta raccomandati, chiedendo al tempo stesso di rafforzare la spesa per difesa e sicurezza senza compromettere la sostenibilità del debito e l’efficienza e la qualità della spesa. Resta inoltre centrale l’attuazione delle riforme e degli investimenti che hanno consentito ad alcuni paesi di estendere il periodo di aggiustamento dei PSB da quattro a sette anni.

In aggiunta, all’Italia viene raccomandato di rendere il sistema tributario più favorevole alla crescita e più equo, rafforzando il contrasto all’evasione, riducendo le spese fiscali residue, migliorando l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica e riformando il catasto; sono richiamate anche le pressioni demografiche sulla crescita potenziale e sul sistema pensionistico. Per la Francia, le indicazioni riguardano la sostenibilità del sistema pensionistico, il rafforzamento della revisione della spesa e la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali e contributive.

Per Germania e Spagna le Raccomandazioni tengono conto della flessibilità concessa per la maggiore spesa per la difesa. Alla Germania viene chiesto di assicurare che il fondo speciale per infrastrutture e neutralità climatica rafforzi effettivamente il capitale produttivo e la competitività. Alla Spagna viene raccomandato di mantenere temporanee e mirate le misure contro i rincari energetici e di accrescere l’efficienza della spesa attraverso un monitoraggio sistematico delle agevolazioni fiscali e revisioni della spesa a livello nazionale e regionale.