- Crescita del PIL Italia nel 1996-2025 in media più bassa di quella UE, ma il differenziale non dipende dalle politiche di bilancio
- Il potenziale produttivo nei prossimi anni dovrà essere spinto da investimenti innovativi
- Incentivi alle imprese: ritorno a deduzioni potenzialmente più generose dei crediti d’imposta del regime precedente, in linea con le misure del 2019
- Rafforzati gli incentivi ai beni immateriali
29 settembre 2026 | Si è tenuta oggi l’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) nell’ambito della “Indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, sulle dinamiche del PIL nel periodo 1992-2025 in rapporto alla media UE e sulle leve di intervento sui settori produttivi per sostenere la crescita economica” della X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati. L’intervento, svolto dal direttore del Servizio Analisi Macroeconomica dell’UPB Libero Monteforte, ha esaminato il divario di crescita con l’Europa, il vincolo demografico sul potenziale nel medio termine e la necessità di sostenere la produttività con investimenti innovativi, con un approfondimento sugli incentivi agli investimenti.
Nella sua analisi l’UPB ha rilevato come lo sviluppo dell’economia italiana negli ultimi tre decenni sia stato trainato dai servizi, in particolare modo quelli connessi con l’informatica, mentre la produttività oraria è aumentata soprattutto nei comparti del manifatturiero più innovativi e ad alto contenuto tecnologico.
Riguardo alla crescita italiana, si è osservato come, al netto della breve fase di ripresa successiva alla pandemia, sia stata costantemente inferiore a quella dell’area dell’euro. Secondo un’analisi controfattuale dell’UPB, presentata nel Rapporto sulla politica di bilancio del 2024, la politica di bilancio spiegherebbe solo una parte del divario di crescita per cui assumono particolare rilievo gli interventi strutturali volti ad accrescere la capacità del sistema di svilupparsi nel medio termine.
L’analisi del prodotto potenziale del Paese illustra con evidenza l’impatto della demografia sulla produzione, che tenderà a limitare il contributo futuro del lavoro alla crescita potenziale. Mentre negli anni recenti il PNRR ha sostenuto l’accumulazione di capitale e l’occupazione, nel prossimo decennio il contributo del numero di occupati si ridurrà per cui la crescita potenziale potrebbe indebolirsi significativamente. Per andare oltre una dinamica stagnante, diventerà decisivo rafforzare gli investimenti in innovazione e produttività.

Investimenti e disegno degli incentivi
Le agevolazioni per i beni strumentali sono passate dalla forma di maggiorazioni degli ammortamenti introdotte dal 2016 ai crediti d’imposta dal 2020; con l’ultima legge di bilancio si è nuovamente adottato lo strumento della maggiorazione (dal 2026 fino al 30 settembre 2028). I crediti d’imposta avvicinano il momento del beneficio a quello della realizzazione dell’investimento; per usufruirne non è necessaria redditività o capienza fiscale. Tuttavia, pongono questioni di prevedibilità dell’onere e di distribuzione temporale dello stesso sui conti pubblici. Le deduzioni distribuiscono il beneficio e l’onere lungo la vita utile del bene, ma possono essere utilizzate solo in presenza di capienza fiscale e scontano un monitoraggio più tardivo.
L’UPB ha inoltre effettuato un confronto tra le misure introdotte dal 2019 in termini di struttura e intensità delle agevolazioni misurata come valore attuale del risparmio di imposta. Ne emerge che la maggiorazione del 2026 offre per i beni materiali 4.0 e 5.0 un risparmio d’imposta attualizzato di circa il 40 per cento fino a 2,5 milioni di euro di investimento, di quasi il 23 per cento tra 2,5 e 10 milioni e di poco oltre l’11 per cento tra 10 e 20 milioni. Per i beni immateriali 4.0, esclusi dal credito nel 2025, il valore della nuova maggiorazione supera sensibilmente quello dei precedenti regimi tranne che per investimenti di importo contenuto in regime 2022.
L’UPB ha infine descritto i risultati della valutazione ex post che distingue la maggiorazione degli ammortamenti (2017-19) dai crediti d’imposta (2020-22). Si rilevano aumenti del tasso di investimento e dell’occupazione delle imprese beneficiarie, più elevati con i crediti d’imposta del 2020-22 rispetto alle maggiorazioni del 2017-19. I crediti d’imposta hanno raggiunto più imprese piccole e del Mezzogiorno e una platea settoriale più ampia; gli effetti stimati restano eterogenei secondo le caratteristiche iniziali delle imprese.

