BILANCIO UE 2028-2034: PRIMO PASSO PER UN ORIENTAMENTO VERSO OBIETTIVI COMUNI E PROCEDURE BASATE SUI RISULTATI
NECESSARIE UN’ADEGUATA CAPACITA’ AMMINISTRATIVA E UN RAFFORZATO COORDINAMENTO TRA LIVELLI DI GOVERNO
17 giugno 2026 | Si è tenuta oggi l’audizione della Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), Lilia Cavallari, sul quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, nell’ambito dell’esame congiunto degli Atti UE delle Commissioni riunite Bilancio della Camera e del Senato e Politiche dell’Unione europea della Camera. Nell’intervento e nella memoria, l’UPB sottolinea come la proposta della Commissione europea rafforzi il ruolo del bilancio dell’Unione nel finanziamento di priorità comuni quali competitività, ricerca, innovazione, sicurezza, difesa e transizioni verde e digitale. L’impianto proposto va nella direzione di una maggiore integrazione delle politiche europee e di un più forte orientamento della spesa verso obiettivi comuni e risultati misurabili.
L’elemento più innovativo non riguarda la dimensione complessiva del bilancio che, al netto dei rimborsi del debito legato alle sovvenzioni Next Generation EU (NGEU), viene sostanzialmente confermata in rapporto al reddito nazionale lordo (RNL), quanto la sua composizione, orientando una quota crescente di risorse verso beni pubblici europei in una direzione coerente con le nuove esigenze dell’Unione. Le dotazioni destinate a competitività, ricerca, innovazione, digitale, difesa e spazio passerebbero da 202 miliardi a oltre 522; il Fondo europeo per la competitività raggiungerebbe 362 miliardi e Orizzonte Europa vedrebbe aumentare le proprie risorse del 76 per cento, a circa 155 miliardi.
Al netto dei rimborsi del debito di NGEU, tuttavia, la dimensione complessiva del bilancio rimarrebbe sostanzialmente stabile in termini reali, ponendo il tema dell’adeguatezza delle risorse rispetto agli obiettivi assegnati all’Unione e al finanziamento delle sue funzioni tradizionali, ovvero la coesione territoriale e l’agricoltura. Per compensare la riduzione delle risorse in termini reali per questi settori, occorrerà sfruttare appieno la maggiore flessibilità, semplificazione e orientamento ai risultati contenuti nella proposta della Commissione, in linea con quanto avvenuto con il programma NGEU.
La nuova proposta di Decisione sulle risorse proprie genererebbe 58,2 miliardi di euro l’anno di entrate aggiuntive nel periodo 2028-2034, di cui 43,9 miliardi dalle nuove fonti di finanziamento. Pur essendo apprezzabile la riduzione del contributo basato sul RNL, oggi pari a circa il 67 per cento delle entrate del bilancio UE, il sistema continuerebbe a dipendere in larga misura dai bilanci nazionali, da cui proverrebbero 37 dei 43,9 miliardi attesi dalle nuove risorse.
La Commissione inoltre propone strumenti che rafforzano la capacità dell’Unione di rispondere a future crisi e shock di ampia portata, compresa la possibilità di attivare, in casi eccezionali, prestiti comuni europei la cui portata rimane comunque limitata.
La CORE e le nuove risorse da ETS e CBAM
Rappresenta un primo passo nella direzione di una qualche forma di autonomia finanziaria dell’Unione l’introduzione della Corporate Resource for Europe (CORE), che secondo le stime della Commissione europea potrebbe generare entrate per circa 6,8 miliardi l’anno. Si tratta dell’unica nuova risorsa che grava direttamente sulle imprese e non sui bilanci nazionali, con vantaggi in termini di semplicità amministrativa e minore esposizione a pratiche di trasferimento degli utili verso giurisdizioni a fiscalità più favorevole. Si sottolineano però alcune criticità. Innanzitutto, la struttura forfettaria per fasce di fatturato del nuovo prelievo produce effetti regressivi, ossia aliquote effettive decrescenti all’aumentare del fatturato. Inoltre, il prelievo è disegnato in maniera tale da essere dovuto anche da imprese in perdita o caratterizzate da bassi margini di profitto.
Nel periodo 2022-24, la CORE avrebbe interessato in Italia oltre 3.000 società (0,3 per cento delle società di capitali e 11,3 per cento dei contribuenti europei), generando un contributo pari al 10,7 per cento del gettito totale stimato (0,03 per cento del PIL). L’impatto varia significativamente tra paesi e settori in funzione della dimensione delle imprese.
L’UPB considera ragionevole destinare al bilancio della UE le entrate derivanti dai meccanismi ETS (Emission Trading System) e CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), considerando che il costo delle emissioni per la collettività travalica i confini nazionali e richiede una politica comune di sostenibilità ambientale. Agli obiettivi di decarbonizzazione dovrebbe, tuttavia, essere affiancata la compensazione degli effetti distributivi derivanti dagli aumenti del prezzo dell’energia su famiglie e imprese. Perseguire questi obiettivi attraverso le risorse derivanti dai due meccanismi appare probabilmente più rilevante della stessa ripartizione delle entrate tra bilancio della UE e bilanci nazionali.
Vi è, infine, incertezza sulle stime di gettito dei due strumenti di carbon pricing, le cui entrate dipendono dalla volatilità del prezzo del carbonio e dall’eventuale adozione di analoghi sistemi da parte dei principali partner commerciali della UE, e delle nuove risorse proprie TEDOR (prodotti da tabacco) e RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici), il cui gettito potrebbe essere inferiore alle stime della Commissione europea a causa della riduzione dei consumi di tabacco e dell’aumento del riciclo dei rifiuti elettronici, in linea con gli obiettivi UE di salute pubblica e sostenibilità ambientale.
Piani di partenariato tra integrazione, semplificazione, orientamento ai risultati e coesione territoriale
I Piani di partenariato nazionali e regionali (PPNR) proposti dalla Commissione europea per il QFP 2028-2034 – destinati a diventare il principale strumento di programmazione delle politiche gestite con gli Stati membri quali la coesione e la politica agricola comune (PAC) – puntano a integrare in un unico quadro strategico quattordici fondi europei, rafforzando il coordinamento tra investimenti e riforme, semplificando la programmazione e orientando maggiormente la spesa a obiettivi e risultati verificabili e coerenti con gli obiettivi strategici della UE.
La riforma può migliorare l’efficacia della spesa europea, ma la sua riuscita dipenderà dalla qualità della programmazione e da un adeguato equilibrio tra flessibilità e prevedibilità dei finanziamenti. Sebbene la dotazione complessiva delle risorse destinate alle principali politiche a gestione concorrente quali PAC e coesione evidenzi un ridimensionamento rispetto al quadro vigente, il ruolo delle Regioni nella governance multilivello e il raccordo tra priorità comuni europee ed esigenze nazionali restano elementi cruciali. Il rafforzamento dell’approccio per risultati richiederà inoltre maggiori capacità amministrative, progettuali e di monitoraggio: l’esperienza del PNRR mostra – come analizzato dell’UPB nel suo ultimo Rapporto sulla politica di bilancio – che investimenti per il rafforzamento delle amministrazioni e digitalizzazione possono generare benefici duraturi.
In sintesi, il QFP 2028-2034 rafforza l’orientamento del bilancio europeo verso obiettivi comuni, risultati e priorità strategiche condivise. Sono da approfondire alcune questioni di fondo: la stabilità delle basi imponibili delle nuove risorse proprie, la trasparenza del sistema, la distribuzione degli oneri tra Stati membri e la persistente centralità dei trasferimenti nazionali, che nel nuovo quadro finanziario continuerebbero a rappresentare circa l’84 per cento delle risorse complessive dell’Unione, e la presenza di adeguate garanzie che assicurino il coinvolgimento delle autorità regionali e locali nella programmazione e nel monitoraggio dei PPNR.
Affinché gli obiettivi della proposta possano essere pienamente raggiunti saranno necessarie risorse adeguate e una solida capacità di programmazione e attuazione sia a livello centrale sia a livello locale, nonché un efficace coordinamento tra livello europeo, nazionale e territoriale.