FINANZA PUBBLICA: RELAZIONI ANNUALI (APR) 2026, CRESCITA MODERATA
E CONTI PUBBLICI IN CRESCENTE PRESSIONE NEI PAESI UE
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Le Relazioni confermano una crescita moderata e revisioni differenziate tra i Paesi
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Nel 2026 peggiorano i saldi di finanza pubblica per gran parte dei Paesi per gli effetti di spese per la difesa, shock energetici e quadro geopolitico
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L’Italia conferma la riduzione del deficit sotto il 3 per cento, ma il debito cresce e rimane tra i più elevati in rapporto al PIL
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Aumentano per molti Paesi i rischi di scostamento dai percorsi di spesa raccomandati, la clausola di salvaguardia per la difesa attenua le valutazioni di mancata conformità
29 luglio 2026 | Le Relazioni annuali sui progressi compiuti (Annual Progress Reports, APR) presentate dagli Stati membri confermano, nel complesso, gli obiettivi dei Piani strutturali di bilancio (PSB), ma evidenziano per il biennio 2025-26 un quadro macroeconomico e di finanza pubblica più complesso rispetto a quanto era stato delineato negli stessi Piani. È quanto emerge dal nuovo Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio dedicato ai quadri macroeconomici e di finanza pubblica degli APR 2026 dei Paesi dell’Unione europea, previsti dal nuovo quadro di governance economica europea.
Oltre alla lettura comparata dei quadri macroeconomici e di finanza pubblica degli APR 2026 rispetto agli obiettivi dei PSB, il Focus prende in considerazione le valutazioni della Commissione europea e ricostruisce le determinanti delle revisioni intervenute nei principali indicatori, valutando il grado di conformità dei Paesi alle nuove regole della governance economica europea. L’analisi è inoltre accompagnata da un’infografica.
In generale, gli APR confermano per il 2026 una crescita moderata dell’economia europea (1,4 per cento nell’UE e 1,3 nell’area dell’euro), in rallentamento rispetto al 2025 e caratterizzata da persistenti incertezze geopolitiche e commerciali. Tra le principali economie dell’area dell’euro continua a distinguersi in positivo la Spagna, mentre Italia e Francia registrano una crescita contenuta e la Germania soltanto un graduale recupero. Nel complesso, le previsioni risultano sostanzialmente allineate e confermate rispetto ai PSB, pur con revisioni anche significative delle prospettive di crescita in alcuni Paesi. L’inflazione prosegue il percorso di rientro, ma il nuovo shock energetico contribuisce a mantenere elevata l’incertezza sul quadro macroeconomico.
Sul fronte della finanza pubblica, il Focus evidenzia un deterioramento del quadro nel 2026 rispetto ai percorsi delineati nei PSB. Il disavanzo medio dei Paesi che hanno presentato l’APR (tutti eccetto l’Ungheria) salirebbe dal 3,0 al 3,5 per cento del PIL. Aumenterebbe a dodici (uno in più rispetto allo scorso anno) il numero degli Stati con un deficit superiore al 3 per cento e cambierebbe la composizione dei Paesi (Italia e Croazia rientrerebbero sotto la soglia, mentre Germania, Estonia e Slovenia la supererebbero). Il deterioramento dei saldi riflette il rallentamento dell’attività economica, l’aumento delle spese per la difesa, le misure temporanee adottate per fronteggiare il nuovo shock energetico e altri eventi eccezionali, come le calamità naturali.
Tra le principali economie dell’area dell’euro emergono percorsi di finanza pubblica differenziati. Nei rispettivi APR, Italia e Spagna proseguono il consolidamento dei conti, riportando nel 2026 il disavanzo sotto il 3 per cento del PIL. La Francia mantiene invece un deficit ancora elevato e solo in lieve diminuzione, mentre la Germania registra un marcato peggioramento del saldo di bilancio con il disavanzo che supera il 4 per cento del PIL. Nel 2025 l’evoluzione del rapporto fra debito e PIL appare tendenzialmente più favorevole rispetto a quanto programmato nei PSB. Per l’anno in corso, il rapporto medio debito/PIL dei Paesi che hanno presentato l’APR salirebbe all’84,3 per cento, con un quadro più articolato e meno favorevole.
L’Italia registrerebbe uno dei rapporti debito/PIL più elevati dell’Unione (138,6 per cento). Il debito francese proseguirebbe la propria crescita per effetto dei persistenti disavanzi primari. La Germania registrerebbe un aumento pur mantenendo livelli contenuti, mentre la Spagna continuerebbe il percorso di riduzione del rapporto debito/PIL.
Le differenze tra i quattro Paesi riflettono determinanti molto diverse. In Italia, il miglioramento del disavanzo è sostenuto soprattutto dal rafforzamento dell’avanzo primario, favorito dal buon andamento delle entrate e dalle misure di contrasto all’evasione, mentre l’aumento del debito continua a risentire degli effetti di cassa dei crediti d’imposta edilizi maturati negli anni precedenti. In Spagna, il consolidamento beneficia della sostenuta crescita economica e del progressivo esaurimento delle misure emergenziali, pur in presenza di nuovi interventi per fronteggiare le alluvioni e il rincaro dei prezzi dell’energia. In Francia, il percorso di riequilibrio è rallentato dall’elevata spesa per interessi, dall’aumento delle spese per la difesa e dalla debole dinamica dei saldi primari, mentre in Germania il deciso incremento degli investimenti infrastrutturali e delle spese militari determina un significativo peggioramento dei conti pubblici.
L’analisi dell’UPB evidenzia infine che nel 2026 aumenta il numero dei Paesi che rischiano di discostarsi dai percorsi di crescita della spesa netta concordati con il Consiglio dell’UE: la Commissione europea individua 11 Stati membri a rischio di scostamento, di cui 4 con un rischio di scostamento significativo. In questo contesto, la clausola nazionale di salvaguardia per le spese per la difesa, attivata da diciotto Stati membri, contribuisce, grazie ai margini di flessibilità consentiti, ad attenuare gli effetti del peggioramento del quadro di finanza pubblica sulle valutazioni di mancata conformità alle regole.